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#OpenYourEyes – Sono un vitello, e…

Sono un vitello, e mi manca mia mamma. Ho avuto modo di conoscerla per pochissimo tempo, e se solo l’avessi saputo, avrei cercato di apprezzare quegli istanti il più possibile. Gli altri vitelli dell’allevamento mi hanno spiegato perché non posso più vederla, e mi hanno fatto capire quanto l’uomo sia crudele.

In pratica, mi hanno detto che le nostre mamme vengono ingravidate contro la loro volontà, in modo artificiale, con il solo scopo di poter prendere il latte che producono mentre noi cresciamo nel loro utero. Al contrario di quanto creduto da moltissimi umani, le nostre mamme producono latte solo quando aspettano un piccolo, proprio come tutti gli altri mammiferi (umani compresi).

Insomma, quando nasciamo, siamo un ostacolo tra l’uomo e il latte che vuole rubare alla natura. La mamma lo ha prodotto per mesi, solo per noi, con amore e legame materno, ma l’allevatore lo vuole per i suoi consumatori. Per un brevissimo periodo ci lasciano con lei, a prendere il latte dalle sue mammelle, ma solamente perché la primissima secrezione che viene emessa dopo il parto, chiamato colostro, non viene consumata dagli umani. Una volta che il colostro si esaurisce, veniamo separati dalla mamma. Per sempre.

Non dimenticherò mai il giorno in cui è successo. Sono venuti in tanti perché la mia mamma si è arrabbiata e non era facile tenerla ferma. Ha cominciato a lamentarsi e piangere mentre mi portavano via da lei, e io ho iniziato a piangere insieme a lei. Ho passato più mesi dentro di lei che insieme a lei. Mentre mi allontanavano sempre di più, sentivo un forte dolore dentro di me, un vuoto che aumentava ad ogni metro. In quel momento non sapevo se l’avrei rivista. Se solo avessi saputo che non sarebbe stato così, avrei urlato ancora più forte. Avrei cercato di farle capire con tutto me stesso che le volevo bene e quanto mi sarebbe mancata.

Ripenso alla mia mamma ogni giorno. Le prime notti nell’allevamento ho pianto, insieme a tanti altri vitelli come me. Poi ho cominciato ad abituarmi alla situazione, ma il dolore non è comunque diminuito. Mi manca ancora tantissimo, e sento una profondissima rabbia nei confronti dell’uomo. Perché si ostinano a voler consumare un prodotto che non è fatto per loro e che non è in alcun modo salutare? Perché separano madre e figlio per sempre, costringendo noi a nutrirci con un preparato studiato dall’uomo? Non lo capirò mai.

Qui dentro cerchiamo di passare il tempo prendendo in giro l’uomo per la sua stupidità. In particolare, girano spesso delle barzellette riguardanti i vegetariani. Loro mi piacciono come persone, perché se ho capito bene scelgono di non mangiare i cadaveri dei miei compagni animali, e li apprezzo moltissimo per questo. Ma a volte scherziamo su di loro perché molti si ritengono convinti che essere vegetariani significhi non contribuire alla morte di alcun animale. E allora come spiegano questa innaturale separazione di madre e figlio? Come giustificano il fatto che noi verremo uccisi e mangiati solo perché loro possano gustare un bicchiere di latte o un pezzo di formaggio?

Sì, lo so che saremo uccisi, anche se potremmo vivere fino a 20 anni. Ho sentito l’allevatore dire che ci terranno in vita fino a 5 mesi, il tempo di crescere “come si deve”, e poi sarà ora di andare. Ma andare dove? Ci uccideranno qui? Non voglio che gli altri vedano la mia morte. Ho tanta paura. Farà male? Mamma, dove sei?

Oggi è il Giorno. L’ho capito perché si sente nell’aria, si è sentito da quando gli allevatori sono entrati. Qui dentro siamo tutti ammassati, con poco spazio per muoverci, e appena uno sente qualcosa, l’energia si trasmette e tutti ci sentiamo come lui. Sento paura nell’aria. Ansia, terrore, resistenza. Veniamo fatti uscire e caricati su una specie di stalla su quattro ruote. Ma questa è ancora più piccola del nostro allevamento.

Dove ci portano? Il viaggio dura molto e qui dentro non si respira. L’aria è piena di odori intensi, urina, feci, sporcizia varia. Non abbiamo acqua e nemmeno cibo. Voglio solo che il viaggio finisca, per poter scendere e muovermi, ma allo stesso tempo non voglio, perché so cosa avverrà dopo. Mamma, dove sei?

Dopo quelli che sono sembrati secoli, ci fanno scendere e ci ammassano tutti nello stesso luogo. Conosciamo tutti quanti il nostro destino: la nostra pelle verrà usata come accessorio e la nostra carne sarà divisa e mangiata. Ma io non sono vostro! Voi non mi potete controllare e smembrare a vostro piacimento! Ho tanta paura. Mi costringono a camminare, ma faccio tanta fatica perché tremo in modo incontrollabile. Più mi avvicino all’edificio in cui dovrò entrare, più sento nell’aria l’odore di morte e di sangue. Mamma, dove sei? Non ti rivedrò mai più. Stammi vicina, ti prego. Aiutami perché sto per morire, senza mai aver fatto nulla di male nella mia brevissima vita. Ti voglio bene.

Spero solo di non morire invano. Spero qualcuno parli di me.

open your eyes vitello.JPG


#OpenYourEyes. Questo è il nome del progetto sviluppato su questo blog. In ogni articolo, a cadenza mensile, leggeremo la storia di un animale allevato dall’uomo e il percorso verso il suo destino. Da cosa deriva il nome#OpenYourEyes? Guardate la foto qui sopra e capirete: lui ha chiuso gli occhi per sempre, come altri milioni di animali. Aprite i vostri per lui, e fate la vostra parte.

Non chiedo mai di condividere i miei articoli sui vostri social network, ma questa volta si tratta di qualcosa di più importante. Vi chiedo di farlo leggere a chi conoscete, di rifletterci sopra, di fare la differenza e attuare un reale cambiamento. Aprite gli occhi.

Potete leggere qui gli altri articoli del progetto #OpenYourEyes:

Approfitto di questo articolo per ringraziare gli amministratori e gli amici di Veganessere, community online dedicata ai vegani in cui condividere ricette, esperienze e suggerimenti. Il supporto che mi date nel leggere e commentare significa molto per me. Grazie.


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4 risposte a "#OpenYourEyes – Sono un vitello, e…"

  1. Grande Silvia 😉 … racconto ben scritto e molto mooolto intenso! Io sono fiducioso che qualcosa si sta muovendo, lo avverto e piccolissimi cenni di questo cambiamento sono già nell’aria! Presa di coscienza e consapevolezza nel tempo daranno i loro frutti!

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    1. Grazie di cuore, rimando sempre il lavoro a questi articoli perché sono molto pesanti per me a livello emotivo. Ma la compassione che sperano di accendere è la mia motivazione più grande. Sono pienamente d’accordo, il cambiamento è nell’aria ☺️

      Piace a 1 persona

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